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No conociera el mundo quien de casa no ha salido - el filósofo se tendió y así meditó


Smoke dreams Print E-mail
Written by Maria Teresa Granati   
Wednesday, 29 March 2006 19:18


Londra è una città piena di ombre, di tracce, di memorie dei tanti che qui hanno abitato, si sono rifugiati, o hanno soggiornato per un tempo più o meno lungo. Tutte le città possiedono memorie, ma Londra sembra nutrirle con particolare cura, sicché esse popolano vie e piazze, monumenti, vicoli solitari, piccoli giardini fuori mano, vie frequentatissime e sempre affollate e piazzette solitarie e appartate.
Centinaia di targhe ricordano personaggi celebri della storia, della letteratura e dell’arte, Winston Churchill a Kengsington, Marx a Dean Street, Chaplin a Kennington road, Wagner a Orme Square, Freud ad Hampstead. Per non parlare di Sherlock Holmes a Baker Street. Ma sono soprattutto gli scrittori e i poeti a riempire la città di fantasmi, sono i loro personaggi, ognuno con la sua storia, ombre silenziose ma vive, in singolare contrasto con la luce, il vocio, il va e vieni, i semafori e l’underground, il traffico e la variopinta moltitudine di una città abitata da sette milioni di persone, che sembra la metafora stessa del movimento e della modernità.
Abbiamo fatto qualche giro “letterario” della città, scegliendo alcuni tra i luoghi più evocativi, cercando le tracce di personaggi storici e letterari, dei grandi scrittori e delle loro vicende biografiche, di ciò che resta delle loro creature, soprattutto di quelle dickensiane. Non è facile.
Henry James ha descritto tempo fa Londra come “la più grande aggregazione di vita umana, il compendio più completo del mondo”. “7 million people, 200 languages, 15 feiths, one London”, recita oggi con orgoglio un manifesto affisso in tutte le scuole.
Abbiamo passeggiato, incuranti del traffico, tra Bloomsbury, il British, Daughty Street, e poi Soho, Westminster, indugiando e bighellonando, fidando nella capacità evocativa dei luoghi, quasi annusando ciò che essi nascondono sotto la crosta dell’usuale e del già visto, o dei mutamenti.
Non è difficile cadere negli stereotipi: la Londra letteraria, la Londra di Dickens, dei romanzi d’amore e di mistero può diventare banale come la Londra dei turisti, dei bus a due piani, della nebbia e del cambio della guardia a Buckingham Palace, e, ora, anche della ruota di Luna Park più grande che si conosca, il gigantesco London Eye, l’occhio di Londra.
La prima domanda che mi faccio riguarda la Londra di Dickens: dov’è finita la città delle case malfamate, dei vicoli bui e sporchi, dove ladruncoli e delinquenti facevano perdere le loro tracce?
Vedo una città luminosa, fredda, un cielo grigio-chiaro, argenteo, con improvvisi sprazzi di sole; può essere che ad un tratto una nuvola scura sprigioni una cascata, un turbinio di piccolissimi fiocchi di neve che il sole illumina facendone brillanti; mi ricorda il finale delle magiche goldoniane “Baruffe chiozzotte” di Strehler. Ma dove sarà stata la “vecchia casa di mattoni, descritta nella Piccola Dorrit, così incrostata di sporcizia da sembrare quasi nera”, che.. “si ergeva solitaria in una stradina”?
Vedo il nuovo, splendido tetto del British, la cupola in vetro ed acciaio che ricopre la sala di lettura dove Marx, si dice, ha scritto Il Capitale. L’indice dei nomi di coloro che sono passati in quella sala è lunghissimo e, ad aver pazienza e a scorrerlo lentamente, si incontrano nomi celebri e inaspettati, ad esempio i due nomi di Lenin, il vero e quello da ricercato.. Cerchiamo anche, invano, il nome di Freud, che a Londra venne per sfuggire ai nazisti e abitava a nord della città…
Occorre forse andare nel quartiere di Southwark, che Dickens descrive nel David Copperfield, dove si trovava Marshalsea, la vecchia prigione per famiglie, in cui Dickens colloca l’indimenticabile signor Micawber, con moglie e figli, e in cui, invece, fu imprigionato il padre dell’autore, con l’intera famiglia, per debiti. Ma oggi Southwark è un quartiere “trendy”: non più taverne, case da gioco, prostitute e stradine buie e sporche. Un rovinoso incendio e poi i bombardamenti tedeschi ridussero in cenere la zona. Oggi, dopo gli interventi urbanistici sulla parte più degradata della riva sud del Tamigi, difficile trovare le “atmosfere” della città vecchia; e tuttavia i luoghi “cult” non mancano e hanno un grande fascino. Ritengo bellissimo il nuovo Millenium Bridge, ponte pedonale sospeso, elegante e funzionale intreccio di linee geometriche e di curve; lo si percorre per accedere alla Tate modern, ex centrale elettrica in disuso, oggi frequentatissima galleria d’arte moderna.
Di fronte, il Tamigi e, sull’altra riva, gli edifici e le torri della city, i cui vetri si accendono al tramonto. Di fianco al monumentale edificio, ecco, piccolo e quasi negletto, il Globe Theater, che fu di Shakespeare, ovviamente rifatto, con i pioli al posto dei chiodi. Anche Shakespeare visse a lungo a Southwark, dove sembra siano nate molte delle sue opere. Sicché troviamo alla fine più che accettabile, addirittura gradevole la trasformazione, che non cancella la nobiltà delle memorie, collegando con dignità e misurata eleganza passato e presente.

Anna Quindlen, scrittrice e nota giornalista americana innamorata della Londra degli scrittori e conoscitrice minuziosa di luoghi e fatti d’antan londinesi, dice di non essere rimasta delusa della città, finalmente conosciuta davvero, rispetto a quella immaginata.
Ma noi non abbiamo la sua esperienza e la sua miniera di conoscenze, non abbiamo letto la Forsyte saga di Galsworthy, le storie dei suoi personaggi le cui ombre popolano l’Hyde Park Gate. È più facile, per persone della nostra generazione, cercare dalle parti di Bloomsbury, dove le sorelle Woolf, insieme ai loro amici del gruppo omonimo, tra i quali Clive Bell e i coniugi Strachey, abitarono alla fine degli anni trenta e nei primi anni quaranta.
Pare che, fuggendo dal noioso e aristocratico Hyde Park Gate, abbiano vagato da Gordon Square a Fitzroy Square, a Mecklenburg Square, da cui poi fuggiranno, per la minaccia dei bombardamenti tedeschi, verso la fatale casa in campagna, che sarà l’ultima per Virginia.
Oggi, al n. 46 della vicina Gordon Street si trova una targa che ricorda la sede del Bloomsbury group. Il quartiere era allora dignitoso ed elegante, un po’ decadente e bohemien, tanto da piacere al gruppo che aveva fatto della libertà intellettuale e delle scelte di vita una specie di bandiera.
Abbiamo visitato la casa di Dickens a Daughty Street, trasformata in museo, ricchissima di foto, documenti, manoscritti originali, la sua scrivania, le penne... Mi sono emozionata alla vista del ritratto dello scrittore adolescente, che identifico involontariamente con l’amato David Copperfield della mia adolescenza; mi hanno lasciato più fredda le numerosissime foto successive, quelle della fama, della ricchezza, delle case sontuose, delle relazioni mondane; non conoscevo questo Dickens instancabile promotore delle sue opere, in patria e all’estero, le continue exhibition, le public reading dei suoi scritti, fatte per lo più da se stesso, anche a casa sua, in una stanza che sembra un piccolo teatro, e dalle quali avrebbe ricavato molto denaro; insomma, una vita che sembra una mostra continua.

Mentre andiamo da Bloomsbury verso Tottenham Court road, e poi Marylebone road e infine Baker Street penso a Clarissa Dalloway, che adorava passeggiare per Londra, “meglio che in campagna…” Ho visto un negozio di piercing e tatuaggi con un nome bello e misterioso: Smoke dreams, qualcosa come il fumo dei sogni; o i sogni in fumo?
Last Updated on Sunday, 24 June 2007 13:37
 

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